giovedì, febbraio 01, 2007
venerdì, gennaio 26, 2007
sabato, gennaio 06, 2007
Storia d'amore - parte 1a -

Una storia d’amore
di Matteo Perini
Vasco ed il padre Giovanni erano partiti presto, prima dell’alba, per affrontare quella giornata di caccia alla lepre; i due, accompagnati dai fedeli segugi, avevano già catturato un paio di prede che se ne stavano adagiate ancora tiepide dentro alla cacciatora. Anche il sole iniziava a scaldare, poiché ormai era mattino inoltrato e fra poco sarebbe stata ora di pranzare; quando fu che il figlio s'allontanò dal padre in tutta fretta poichè il segugio sembrava aver afferrato una scia d’odore selvatico; così Vasco ed il cane lasciarono il vecchio ad una certa distanza, il padre restò la, felice di godersi un breve riposo scaldato dai raggi e deliziato dall'aroma del tabacco che si stava lentamente sprigionando dalla sua pipa nodosa.
Dopo qualche minuto, cane e cacciatore, finirono per uscire dal bosco che si estendeva sul colle ed arrivarono ad un estesa piana; i raggi di sole colpivano la pianura, i bassi cumoli di nebbia si erano oramai diradati ed in alto il cielo era così terso; la montagna incoronava il paesaggio con le sue creste argentate, quella che a Vasco sembrava vedere era una verde Dea, distesa e suadente rideva, rideva perchè lo amava e lui la amava lei.
Il Figlio (uno spiraglio, un cancello aperto sulla mente)
Penso all’infanzia, a quando ci rotolavamo giù per i pendii logorandoci i vestiti, a quando correvamo così forte per quelle scarpate che sembrava nessuno potesse fermarci, noi volavamo; la campagna era il nostro rifugio, piena di posti segreti, solo nostri, era abbracciare l’erba di campo profumata e soffiare fra le foglie più lunghe e sottili facendole vibrare di suono, era rincorrersi e stramazzare al soffice suolo dopo ore di battaglie a palle di neve, accaldati, ansimanti, protetti dalle nostre armature di piuma, per poi tornare alle case, con le dita delle mani e dei piedi bollenti ed il volto ancora rosso di gioia, innocenza, libertà.
Ma la mente dell’uomo è così fragile, siamo in balia dei nostri desideri, del loro avverarsi o rifiutarsi.
Poco dopo il cane si fermò, sembrò acuire udito e olfatto, poi ripartì prendendo la corsa verso i poderi della famiglia del suo miglior amico, Giorgio. Vasco non aveva mai visto il bracco comportarsi così, almeno non quando stavano cacciando, e già era pronto a rimproverarlo a bastonate poiché immaginava stesse correndo scaltro per inseguire la cagna di Giorgio che sapeva essere in calore.
Poi si accorse che nascosti fra le fronde e i frutti del vigneto v’erano due figure umane; in due giacevano al suolo e scoperti nell’intimità, frettolosamente si stavano coprendo per vergogna. Già Vasco immaginava il buffo frangente che l'attendeva, rideva pensando ai volti arrossati e alle parole che avrebbe usato per scusare l’invadente irruenza del segugio.
Si trovò così appresso ai due amanti ma vide il cane saltare e scodinzolare attorno alla ragazza; non gli sembrava vero, volle esserle a pochi passi, faccia a faccia e forse più, per esser certo di ciò che non poteva o non voleva realizzare. Era lei, ma ancora non riusciva ad accettare l’evidenza; la sua ragazza, quegli occhi tondi e lucenti, le labbra morbide e arrossate, gonfie per l'amore che le era appena stato dato; non si stava sbagliando, la sua ragazza poco prima stava fornicando con quello che sembrava essere, ebbene sì, lo era stato, il suo migliore amico.
L’odio per l’ignobile inganno lo colpì, tramortendone la ragione; l'amore tradito, il suo profondo amore era stato così meschinamente tradito; mentre Vasco vacillava il cuore non resse e raggelò.
Queste le uniche parole che riuscì scompostamente a pronunziare:
«E’ così che ricambi il mio immenso amore? E tu così la mia sincera amicizia?».
L’imbarazzo dei due era straziante, i loro sguardi mendicavano indulgenza;
«Vasco no, non è come pensi!»
L’Assassino -parte1a-
io voglio uccidere
voglio ammazzare
affondare sciabole,
aprire colli fino all'osso
e voglio veder sangue sgorgare
caldo profumo di ruggine
voglio la parte di quel dio
che qualcuno inventò padrone
ed io avrò il potere!
e non la colpa!
vi aprirò come pomi maturi
vi strapperò come erbe infestanti
questo voglio!
io voglio questo!
un buon assassino
ha mano salda
non ha amici, non ha amori
non crede al cuore
e nemmeno all'anima
se così uccido amici e amori
ed inganno cuore ed anima
sarò un ottimo assassino
«siete soli in ogni istante della vita
non vi accorgete di esser soli
ma lo siete sempre,
inesorabilmente
meglio star pronti poiché
pur vivendo questa insondabile ignoranza
nell'ora
la morte
vi darà l'ultima lezione»
ed io sarò li
ad ammirare lo stupore ai vostri occhi
…non è come pensi……non è come pensi… …non è come pensi…
Queste parole inorridirono a tal punto Vasco da essere travolto da un’ira implacabile, imbracciò il fucile e aprì il fuoco sul petto di Giorgio, tanto gli era vicino che la doppietta lo fece saltare a tre passi di distanza; Rita fuggì nuda urlando, correndo e inciampando fra i filari, ma l'odio traboccava e c’era ancora polvere e piombo furioso, così Vasco non attese troppo prima di stenderla con un paio di colpi sul dorso.
L’Assassino -parte 2a-
ho sentito un soffio dietro al mio orecchio
il messaggio segreto di un vecchio cantastorie
ma quale strano tipo di amici ho io
loro erano li a ballare e cantare sul mio letto di morte
vomito
vorrei appendere le mie viscere come fossero salsicce
in effetti siamo tutti solo sacchi pieni di frattaglie e salsicce di sterco
carne da sugo per i vermi
una poltiglia di miliardi di batteri evoluti
ma tutto ciò che c'è di bello nell'uomo è chiuso in una scatola rotonda
un groviglio di filamenti elettrici impazziti
che m'illudevano d'essere qualcosa di più di tutto questo
Storia d'amore - parte 2a -

L’abbaiare incessante del cane, le urla e gli spari, avevano attirato già da tempo l’attenzione del più anziano ed esperto cacciatore, il quale giunse presto sul luogo della carneficina.
Giovanni rimase basito, la scena che gli si presentava era infernale; il figlio rideva sadico imbrattato di sangue e vomito, il cane latrava isterico girava in tondo ed abbaiava; sui corpi il sangue scivolava lento, sinuoso, tingendo carne morbida e nuda; così mentre la vita impazziva la morte mostrava tutta la sua cupa bellezza:
«Hai visto papà? Ah ah! Ho ammazzato il traditore!…ed anche la puttana! Ah! Ah ah!»
Il Padre
Ho visto come in sogno
padri e figli trucidati
con la gola tagliata
ed il sangue sgorgato ormai secco
decine, centinaia di uomini
uccisi per vendetta
E le madri
E i figli
Neri
In un funerale a cielo aperto
Per le strade
In una terra buia e sconfinata
Fra i cadaveri
Che non posson creder morti
E la paura
La Paura che sovrasta tutto
Intossica la mente
Non da scampo la paura
Ti rinchiude in una casa
Che vuol essere rifugio
ma è sigillata da un nero cancello
è la nostra
e sarà per loro
Prigione
«Tu sei uscito di senno figlio mio, guarda che hai fatto!
Non puoi capire la sciagura.
Questa non è selvaggina, il bosco non verrà a chiedere il riscatto per qualche lepre o beccaccia di cui noi spesso lo priviamo, ma questi, come sai, sono uomini, e l’uomo nutre l’odio in petto e partorisce vendetta, e poiché non è mai sazio di giustizia, soprattutto nel nostro rude paese, sappi che questo atto sarà il principio di una sanguinosa guerra, fra famiglie che dopo aver pianto disperate i propri figli troppo giovani per esser morti, imbracceranno le armi per vendicare l’angoscioso dolore ed il ricordo felice. Ed il sangue non cesserà di scorrer per decenni, bagnerà le nostre contrade forse per secoli.
Ora io ho deciso a malincuore sul da farsi, darò rimedio a tutto questo.
Preparati mio amato figlio maldestro, poiché io ti toglierò la vita» .
Giovanni puntò deciso il fucile e fece fuoco; sul petto del giovane un fiotto, che sgorgando copioso dal corpo accasciato, si unì al sangue delle proprie vittime, mescolando amore e odio, tradimento e vendetta.
Poi dal volto, fino ad allora impassibile volto secco e rugoso,
scese una lacrima,
un'unica lacrima cupa e bollente come lava;
il vecchio sentì che la sua vita finiva in quell’istante;
cadde sulle ginocchia,
puntò la canna sotto al mento e premette sul grilletto.
Storia d'amore - finale -

I corpi giacevano come in un disegno perfetto, divino, niente era li per caso.
Si chiudevano le porte delle loro effimere vite, la loro mente cessava di pensare, ma una delle anime trasportate ai cancelli dell’inferno, era ancora capace di sognare.
Il Sognatore
Io sogno e sogno spesso e forte
con la frequenza di ogni notte
ho anche incubi
da sempre
per quanto lontano io possa andare col ricordo.
Così eccomi qua a sognare di male senza colpa
che avanza al buio lentamente celato
o non guardato per paura
si trascina
ha un piede infermo
ma puntuale, cadenzato, inesorabile
striscia verso me
allora io mi scrollo per svegliarmi
e non mi sveglio,
questo non è un sogno
cosa vuole questo male senza colpa da me?!
cosa vuol dire?!
Cosa?!
chiedo e mi viene risposto
«Il male senza colpa è insito nella natura o in dio
il male senza colpa non si può controllare
ne fa parte padrona la morte sopra a tutto,
il male senza colpa si può se vuoi trovare
in ogni opera maligna dell'uomo
considerandolo nella sua più elevata e spirituale condizione
di libertà nel pensiero e nell’azione,
ma il male senza colpa è anche quello di una donna amata
che non può ricambiare all’amor tuo, poiché,
pure a questo male e tu lo sai, non si comanda»
penso allora sia ciò che mi spaventa,
l'ineluttabile libertà del male senza colpa.
Traghettatore?
Traghettatore traghettatore
Dove porta la tua barca dimmi?
Perché questa luce nera,
perché la carne è nera?
Scorgo un cancello,
E’ ancora presto vero?
Non portarmi la,
è ancora presto.
La fine
Io sono l’assassino e il traditore
Il padre, il figlio
L’odio, il terrore
Sono la vendetta, sono la puttana
Le sue mutande e la sua sottana
Sono il sogno ed il sognatore
sono la barca, il traghettatore
Io Sono solo
una storia
d’amore.
martedì, ottobre 24, 2006

che sia la vita una cura?
no
non ne ho più voglia
lo sapevo, me ne sarei dimenticato
e ora
ricorda ricorda ricorda
era solo un'altro arazzo
o da quell'arazzo
qualcosa che
che scuoteva
sono io dio?
nel cielo
nella terra
volavo e poi strisciavo?
sono forse io diavolo
angelo caduto
angelo di luce
non sono più paura
sono più reale
qualcosa che
vi sfugge
qualcosa che
consapevolezza
no
non ne ho più voglia
lo sapevo, me ne sarei dimenticato
e ora
ricorda ricorda ricorda
era solo un'altro arazzo
o da quell'arazzo
qualcosa che
che scuoteva
sono io dio?
nel cielo
nella terra
volavo e poi strisciavo?
sono forse io diavolo
angelo caduto
angelo di luce
non sono più paura
sono più reale
qualcosa che
vi sfugge
qualcosa che
consapevolezza
giovedì, ottobre 12, 2006

NO
Dove porta la via
La strada la via
Al fosso
Al fiume
Il letto porta al fiume
Nel fosso
Nel letto del fiume
Deprecabile voglia volgare
Questa voglia volgare di fogli
Riempiti di
Questa voglia di riempire un foglio
Che nemmeno foglio non è
Resta una storia forse
Di storia
Una carta stracciata
Una carta sprecata
Dal tempo che passa
Una voglia dispersa nell’aria
Cosa resta da non voler svelare
Una musica un suono che
Una bocca premuta sul pene
Attaccata alla vita
Attaccato staccato
Dove porta la strada
La strada la vita
Le gambe il lor moto la morte
Cosa vigila e cosa custode
Cose nasconde nasconde
Come un fabbro si chiude
Rinchiude sigilla le prove
Di una strada che sembra finita
La mia strada sbarrata da
La mia strada segnata
È già stanca
Quanto resta mi chiedo
Quanto ancora di sole
La speranza non chiama
La speranza non
basta
lunedì, luglio 24, 2006

Ho perso il ritmo e la strana bellezza
Le mie parole sono scontate e si infrangono
senza emetter suono alcuno
Forse restan solo tracce per il ricordo
Attimi in cui si ferma il tempo
E cala un velo
In un giorno
in cui odi
il sorgere
del sole
Poche parole escono da qui
Poche sincere parole
Di piccole dolcezze
Che non potrai più assaporare
Del non voler crescere
per diventare più vecchio di te
fratello
Di sperare,
ma capire
che il nostro tempo insieme è ormai svanito
voglio stare aggrappato ad una giornata felice
domenica, marzo 05, 2006
In fondo al mareSchiene che si schiacciano col peso delle voci
Voci che raccontano delle odiati croci
Lame che feriscono
Sogni che diventan segni
Rialzami nelle tue dolci braccia
Rincuorami nelle tue sante ragioni
Oggi è stato bello averti come spada
Voglio esser spada forte, stretta al pomo
Compiacimi, accarezzami, picchiami
Io sto qua e aspetto di veder alzarti in volo
Cosa provi se la vita ti si pone come strumento per raggiungere qualcosa? Come ti senti se le persone sono spinte da parole che qualcun altro ha pronunziato? Cosa pensi di te stesso se stai in un mazzo di figurine doppie? Io non sento niente, io non capisco il senso di tutto questo correre e del perché corro, io mi voglio fermare, voglio capire, voglio conoscere, voglio rispondermi, voglio avere me stesso.
E se vivessimo per vivere, giocassimo per giocare, amassimo per amare? Se prendessimo quel che c’è così proprio come è? Sarebbe più semplice, sarebbe viver bene, sarebbe stare bene. Ma io non riesco a stare in superficie galleggiando, io affondo, poi cerco di nuotare fino a toccare il fondo, senza più fiato, senza più luce, senza più vita. E che così sia, questa è un’altra vita, questa è vita altrettanto viva. Io soffro, annego, io stordisco e m’alieno, ma questa so che è la MIA vita.

