LevitazioneSon schiavo ormai
di parole dolci e abbandonate
in giacigli di velluto e pizzo
distese e scomode,
vorrei parole dirompenti e semplici,
che squadrano,
Si stagliano massicce
in monoliti di precisa essenza.
Non più brillanti ricamate velleità cremose
Solo schegge
Metallo luminoso e iridescente
Così caldo al tatto
quanto gelido e perfetto alle pupille.
Quando il velcro oscuro della notte tristo cala
Quando le luci della vita laboriosa si spengono
Il mio riposo attende ancora isterico
nel dilungarsi
per poi accudirsi
avvoltolato nei risvegli altrui,
loro così vegliano e proteggono
il mio sogno stanco ormai
di mescolarsi in orbite tanto affollate.
Resto quindi coricato in bilico,
sospeso in un tramonto d’alba
Con le mani secche
saccenti di stantio buonismo
Mani che impastano
queste tempere spettralmente vive
Colori di una vita scomoda
quanto le parole figlie sue
Colori che si accostano nelle tonalità alla moda
Che copiano e compiacciono
ma poi sbeffeggiano
E prendon vita propria
in mirabil seriche emulsioni.
E si stringono a sapori
e aromi di gabbiani
e oceani…
Tornate libere,
Accudite in solitarie orbite notturne.
